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	<title>Dataz</title>
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	<description>From data to ROI</description>
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	<title>Dataz</title>
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		<title>PMI e AI: l’Italia è in ritardo rispetto all’Europa?</title>
		<link>https://dataz.it/pmi-ai-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jun 2025 13:27:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Artificial Intelligence]]></category>
		<category><![CDATA[ai]]></category>
		<category><![CDATA[digitale]]></category>
		<category><![CDATA[PMI]]></category>
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					<description><![CDATA[Le PMI  italiane sono tecnologicamente in ritardo. A dirlo è il secondo report “Sme Digital Growth IndeX 2024 – Driving Eu Business Growth Through Digital Transformation”, realizzato da Webidoo. La società è una digital company specializzata nello sviluppo di tecnologie e servizi per la trasformazione digitale delle imprese.  All’interno del documento viene evidenziato come le [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Le PMI  italiane sono tecnologicamente in ritardo. A dirlo è il secondo report </span><a href="https://webidoo.com/en/insight-lab/sme-digital-growth-index-2024/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">“Sme Digital Growth IndeX 2024 – Driving Eu Business Growth Through Digital Transformation</span></a><span style="font-weight: 400;">”, realizzato da Webidoo. La società è una digital company specializzata nello sviluppo di tecnologie e servizi per la trasformazione digitale delle imprese. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">All’interno del documento viene evidenziato come le nostre piccole e medie imprese siano nettamente in ritardo rispetto al resto d’Europa in cinque categorie: presenza digitale, commercio digitale, infrastruttura tecnologica, ricerca e innovazione e competenze digitali.</span></p>
<p><b>Tecnologia: siamo al 21esimo posto in Europa</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Nel corso dello scorso anno il nostro paese ha addirittura perso posizioni rispetto al 2023, passando dal diciannovesimo al ventunesimo posto, con un punteggio del 36,1%. La media europea è, invece, del 40,2%. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La classifica vede in prima posizione la Danimarca, con un punteggio di 63,4%, seguita da Malta al 60,1% e Svezia al 59,2%. In coda ci sono, invece, Romania (23,5%), Bulgaria (24,6%) e Slovacchia (31,5%). </span></p>
<p><b>Cosa penalizza le nostre PMI? </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo l’indagine una delle aree particolarmente critiche sarebbe, in particolare, il ritardo nel commercio digitale. Solo il 18,5% delle PMI italiane, infatti, sfrutta l’ecommerce. In Europa la media è invece del 22,2%, con valori molto più elevati in Paesi quali la Lituania (38,3%) e la Svezia (37,1%). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“Un gap &#8211; si legge nell’articolo di Affari e Finanza &#8211; da colmare con urgenza: il commercio elettronico è sempre più apprezzato dai consumatori che, a partire dalla pandemia, ne hanno scoperto potenzialità e vantaggi”. </span></p>
<p><b>Mancano le competenze digitali</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le “note dolenti” non finiscono qui. Se il commercio digitale stenta a decollare nel nostro paese, le PMI italiane hanno ancora molto da fare anche in tema di competenze digitali: “con un punteggio del 26% l’Italia si colloca ben al di sotto della media Ue del 33%. Trovare professionisti specializzati nel settore resta difficile, anche perché nel nostro Paese i laureati in ambito Ict rappresentano attualmente solo il 6% del totale”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma come possono le PMI italiane recuperare terreno in Europa e ripartire per ottenere il successo che meritano? Come evidenzia il report, è essenziale che siano potenziate le competenze digitali. </span></p>
<p><b>Serve investire, ma la tecnologia è indispensabile</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non tutte le imprese, però, hanno il budget necessario per farlo. Basti pensare a quante poche realtà utilizzano l’AI rispetto alle multinazionali. Secondo i dati, l’intelligenza artificiale viene sfruttata dal 4,7%, sempre al di sotto della media Ue del 7,4%. Eppure questo strumento potrebbe avere effetti più che positivi su molti aspetti delle aziende: dall’organizzazione interna alla gestione dei clienti, dall’automatizzazione di alcuni processi al marketing. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’analisi avanzata dei dati &#8211; come facciamo in Dataz per i nostri clienti &#8211; è uno strumento essenziale “per prevedere tendenze di mercato, ridurre il rischio di guasti e di errore umano, migliorare l’efficienza operativa e l’esperienza cliente”. Ma anche per costruire campagne marketing super performanti. Senza dimenticare, come spiega anche il report, che le nostre PMI dovrebbero potenziare la propria presenza digitale attraverso l’impiego dei social media. Un lavoro che svolgiamo quotidianamente e che ha portato a importanti risultati.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ti piacerebbe saperne di più? Vai su </span><a href="http://www.dataz.it"><span style="font-weight: 400;">www.dataz.it</span></a><span style="font-weight: 400;"> e richiedi la nostra consulenza. </span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Storytelling, dati e strategia: come sfruttarli al meglio</title>
		<link>https://dataz.it/storytelling-dati-strategia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 15 May 2025 13:18:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Positioning]]></category>
		<category><![CDATA[content]]></category>
		<category><![CDATA[storytelling]]></category>
		<category><![CDATA[strategia]]></category>
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					<description><![CDATA[Storytelling: quello che stiamo vivendo è stato definito il tempo delle “living stories”, del racconto in diretta di quello che facciamo. Ma questa modalità di narrazione non è solo privata e personale, bensì riguarda anche le imprese, che sempre di più scelgono un tipo di storytelling “autentico, coerente, coinvolgente”. Come spiegano Giampaolo Colletti e Fabio [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Storytelling</strong>: quello che stiamo vivendo è stato definito il tempo delle “living stories”, del racconto in diretta di quello che facciamo. Ma questa modalità di narrazione non è solo privata e personale, bensì riguarda anche le imprese, che sempre di più scelgono un tipo di storytelling “autentico, coerente, coinvolgente”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come spiegano Giampaolo Colletti e Fabio Grattagliano un dettagliato articolo sul Sole 24Ore “Nel tempo segnato dagli effetti speciali, le aziende d’eccellenza riscoprono il valore della narrazione strategica perché le storie – quando raccontate e diffuse al meglio – orientano il business. È quanto emerge dalla ricerca dell’agenzia Bea e realizzata dall’Università Iulm con l’analisi di Stefania Romenti e Luciano Massa”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come si legge nell’articolo, <strong>uno degli aspetti più importanti su cui si focalizza oggi lo storytelling è l’autenticità che «richiede una solida cultura aziendale, valori condivisi da tutti, un’identità forte e chiara. Una narrazione aziendale solida è fatta di storie condivise e guarda al futuro».</strong><br />
Lo spiega Marco Bardazzi, Presidente di Bea.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Oggi, sebbene le content factory sono sempre di più, <strong>sta crescendo anche il numero di aziende che sta internalizzando la produzione di contenuti</strong>. Una scelta questa che va proprio a vantaggio di quella autenticità di cui si parlava pocanzi. “Per la World Federation of Advertisers già oggi oltre il 50% dei brand nei differenti settori ha sviluppato capacità di produzione di contenuti interne, legandosi anche a competenze esterne. Anche perché le storie, se ben costruite, rappresentano una strategia che crea valore. Lo ha certificato anche McKinsey, evidenziando come la ricetta vincente è connettere la creazione di contenuti all’analisi dei dati. Chi lo fa registra un tasso di crescita che impatta sul business due volte più velocemente degli altri”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Insomma, oggi le storie aziendali e la loro narrazione rappresentano un’arma potentissima nelle mani degli imprenditori. <strong>Ma occhio a non dare spazio sono (o troppo) ai contenuti, senza pensare anche ai dati e alla loro analisi,</strong> come facciamo qui in Dataz. “La ricetta vincente – spiega Il Sole24Ore &#8211; è connettere la creazione di contenuti all’analisi dei dati. Chi lo fa registra un tasso di crescita che impatta sul business due volte più velocemente degli altri”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E come potremmo non essere più d’accordo? Ma se vuoi leggere l’articolo per intero clicca pure </span><a href="https://www.ilsole24ore.com/art/lo-storytelling-diventa-strategico-e-detta-linea-nuovo-business-AG9vI0a" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">QUI </span></a></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Se invece ti stai chiedendo come ottenere successo dalla combinazione tra contenuti e analisi dei dati, <a href="https://dataz.it/contacts/">contattaci. </a></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Report Growth 2025: Come Stanno le Startup Italiane?</title>
		<link>https://dataz.it/report-growth-2025/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Apr 2025 00:01:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[report growth]]></category>
		<category><![CDATA[growth]]></category>
		<category><![CDATA[Report]]></category>
		<category><![CDATA[startup]]></category>
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					<description><![CDATA[Come stanno le Startup italiane? E cosa possono fare per migliorare?  Per rispondere a questa domanda abbiamo lavorato al Report Growth 2025 insieme a Startup Checklist, un progetto non-profit che aiuta a formare e guidare i giovani aspiranti innovatori nella validazione di idee di startup a impatto. Il sondaggio ha interessato 155 startup italiane che [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<h4><strong>Come stanno le Startup italiane? E cosa possono fare per migliorare? </strong></h4>
<p>Per rispondere a questa domanda abbiamo lavorato <span style="font-weight: 400;">al </span><b>Report Growth 2025 insieme a <a href="https://startupchecklist.it/" target="_blank" rel="noopener">Startup Checklist,</a><span style="font-weight: 400;"> un progetto non-profit che aiuta a formare e guidare i giovani aspiranti innovatori nella validazione di idee di startup a impatto.</span></b><br />
<span style="font-weight: 400;">Il sondaggio ha interessato </span><b>155 startup italiane</b><span style="font-weight: 400;"> che hanno risposto a un questionario di </span><b>75 domande. <span style="font-weight: 400;">I dati raccolti sono stati poi elaborati e messi in correlazione da Dataz.</span></b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono state analizzate caratteristiche quali: <strong>la fase in cui si trova l’azienda</strong>, le informazioni sul <strong>prodotto</strong>, il <strong>capitale</strong> raccolto, il <strong>fatturato</strong> degli ultimi anni, il <strong>rapporto</strong> con gli investitori, il <strong>modello di business</strong>, le <strong>competenze</strong>, il rapporto con l<strong>’intelligenza artificiale</strong> e molto altro. </span><b></b></p>
<h4><strong><i>👉 </i>Per leggere e scaricare il report completo, <a href="https://dataz.it/wp-content/uploads/2025/04/Growth-Report-2025-Startup-Checklist-Dataz.pdf" target="_blank" rel="noopener"><u>clicca QUI</u></a></strong></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Come potrai leggere, i dati che fanno riferimento agli anni 2023 e 2024 mostrano alcuni <strong>trend</strong> davvero interessanti. Ad esempio: </span></p>
<ul>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>più del 40% delle società intervistate si occupa di soluzioni Saas ed è in una fase di vita cruciale: </b>produzione e release del prodotto<span style="font-weight: 400;">;</span></li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>l’85% </b>delle realtà intervistate<b> ha già raccolto capitali ed è in cerca di altri, </b>mentre il 33% non ne ha mai raccolti ma vorrebbe farlo;</li>
<li style="font-weight: 400;" aria-level="1"><b>43 aziende su 155 riportano di avere almeno uno sviluppatore all’interno del proprio organico e il 93% delle startup </b>che hanno partecipato al sondaggio<b> ha un growth leader interno (che spesso è lo stesso CEO). Solo il 5%, invece, ha competenze CRO </b>(ovvero tutte quelle attività di sperimentazione con metodo scientifico che hanno l&#8217;obiettivo di migliorare le conversioni)</li>
</ul>
<p><span style="font-weight: 400;"><span>La ricerca si basa sul </span><strong>Growth Hacking</strong><span>, un approccio focalizzato su strategie e tattiche non convenzionali per ottenere una crescita rapida e significativa. Il Growth in generale si riferisce a tutte quelle<strong> </strong></span><span><strong>attività di full funnel e trasversali</strong> </span><span>alle aree dell&#8217;azienda dal prodotto al marketing per far </span><span>crescere le metriche più importanti </span><span>dell&#8217;azienda in modo continuativo. </span><br />
</span></p>
<p>Ma vediamo qualche punto in più emerso dal report.</p>
<h4><b>📈 Chi si dedica al growth in azienda?</b></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Analizzando i dati raccolti abbiamo notato come </span><b>ben il 33% delle startup non abbia una figura dedicata al growth</b><span style="font-weight: 400;">. </span><b>Questa mancanza può e deve essere risolta. Anche una piccola azienda in fase iniziale, infatti, deve impegnarsi per la creazione di team di growth con competenze diversificate. </b><span style="font-weight: 400;">Perché puntare sul growth significa avere un approccio trasversale e multidisciplinare alla crescita, una priorità di tutta l’azienda, alla base del concetto stesso di startup.</p>
<p></span></p>
<h4><b>💡 Sperimentazione… questa (quasi) sconosciuta</b></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche sulla sperimentazione le startup italiane non danno il meglio di sé: </span><b>sebbene il 71% ha un processo formale o informale di sperimentazione, manca aggiornamento e definizione strategica di step</b><span style="font-weight: 400;">, obiettivi e ownership che permettono di non perdere opportunità di crescita come per esempio i Growth loops. Inoltre, dai dati è emerso che </span><b>aziende evolute seguono processi poco strutturati mentre startup in fase di validazione creano troppo presto processi complessi.</b></p>
<p><i><span>👉 </span></i><a href="https://dataz.it/wp-content/uploads/2025/04/Growth-Report-2025-Startup-Checklist-Dataz.pdf" target="_blank" rel="noopener"><i>SCARICA IL REPORT </i></a></p>
<h4><b>✨E l&#8217;Intelligenza Artificiale? Come viene utilizzata? </b></h4>
<p><span style="font-weight: 400;">Una riflessione a parte merita invece l’utilizzo dell’Intelligenza Artificiale. Le 150 startup intervistate ammettono di utilizzarla poco. </span><b>Solo il 26% usa molto l’AI, ma il 50% non la utilizza affatto o in casi sporadici</b><span style="font-weight: 400;">. Un vero peccato perché una tecnologia trasformativa e potenziante come l’AI, usata così poco dalle realtà più agili e innovative del paese, è un’opportunità potenziale persa. </span></p>
<h4><strong>Call to action per il prossimo report! </strong></h4>
<p><strong>Hai/lavori per una startup e vorresti partecipare al Report Growth 2026?</strong><br />
<strong>Lasciaci qui il contatto e-mail e ci faremo risentire presto: </strong></p>
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		<title>Meno della metà dei dati è al sicuro. Rischiamo di perdere milioni di informazioni</title>
		<link>https://dataz.it/meno-della-meta-dei-dati-e-al-sicuro/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 15:11:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[data strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Cloud solution]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
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					<description><![CDATA[Un papiro è per sempre, un archivio digitale (forse) no. Cosa possiamo imparare dal settore accademico?  Il nostro patrimonio accademico e librario è a rischio. Solo nel 2017, il servizio di archiviazione Lockss ha registrato la perdita di oltre 50mila paper. Per rendere meglio l’idea è come se un’intera biblioteca fosse stata distrutta da un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Un papiro è per sempre, un archivio digitale (forse) no. Cosa possiamo imparare dal settore accademico? </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nostro patrimonio accademico e librario è a rischio. Solo nel 2017, il servizio di archiviazione Lockss ha registrato la perdita di oltre 50mila paper. Per rendere meglio l’idea è come se un’intera biblioteca fosse stata distrutta da un incendio. Un danno irreversibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’allarme è reale. Come spiega bene </span><span style="font-weight: 400;">Gianluca Dotti</span><span style="font-weight: 400;"> sul </span><a href="https://24plus.ilsole24ore.com/art/corsa-contro-tempo-salvare-sapere-digitale-AGL0s1eC" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Sole24Ore</span></a><span style="font-weight: 400;">, nel suo racconto su come – paradossalmente – i supporti digitali rispetto a quelli “antichi” siano talvolta meno sicuri. Questo perché, come conferma l’International Association of Scientific, Technical and Medical Publishers, “solo il 44% delle pubblicazioni accademiche digitali è archiviato in modo sicuro”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>La vulnerabilità degli archivi è un problema molto serio e in parte sottovalutato</strong>. Le conseguenze, però, sono più che tangibili: potremmo perdere un patrimonio frutto di decenni di conoscenza, ricerca, studio.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“<em>I dati</em> – si legge nell’articolo &#8211; <em>mostrano che il 13% degli articoli pubblicati su riviste scientifiche chiuse tra il 2000 e il 2015 non è più reperibile. E il rischio è amplificato dall’obsolescenza tecnologica: formati digitali diventano rapidamente incompatibili con i nuovi sistemi, rendendo impossibile l’accesso ai contenuti</em>”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al contrario dei file digitali, invece, i documenti stampati resistono per secoli. Quelli digitali, in particolare, come spiega Marco Leona, responsabile della ricerca scientifica al Metropolitan Museum of Art (Met) di New York, necessitano di un costante trasferimento e aggiornamento.  Insomma un papiro è per sempre una chiavetta USB forse no.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Il tema dell’obsolescenza dei supporti archivistici va affrontato con grande impegno e serietà in ogni ambito</strong>. Perché “<em>rischiamo di arrivare all’assurdo: se da un lato possiamo leggere manoscritti medievali, dall’altro rischiamo di perdere per sempre informazioni contenute in floppy disk degli anni Novanta</em>”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“<em>La digitalizzazione</em> – aggiunge Dotti &#8211; <em>ha comunque offerto enormi vantaggi, velocizzando la diffusione delle pubblicazioni scientifiche: oggi il 90% delle riviste è solo digitale, consentendo ai ricercatori di accedere a migliaia di articoli in pochi secondi. Tuttavia, questa transizione ha reso la conservazione un problema sempre più urgente da affrontare. In assenza di misure adeguate, gli archivi digitali potrebbero diventare una fragile illusione, un castello di sabbia destinato a sgretolarsi nel tempo, o al primo hackeraggio</em>”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il problema non riguarda solo le università o le biblioteche ma anche aziende, tribunali, archivi di stato, enti pubblici, studi notarili, studi legali e così via. Molte istituzioni accademiche stanno cercando di risolvere la questione attraverso collaborazioni internazionali “<em>per creare archivi digitali ridondanti, in modo da evitare che la perdita di una piattaforma comprometta l’accesso globale alla conoscenza</em>”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma «<em>se le pubblicazioni digitali non vengono preservate adeguatamente, rischiamo di perdere collegamenti cruciali nella documentazione accademica, compromettendo la capacità di verificare e costruire sulla ricerca esistente: un disastro per la comunità scientifica globale. Il panorama è reso ancora più critico dall’aumento della frequenza di violazioni informatiche nel mondo accademico</em>».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><a href="info@dataz.it">Contattaci</a> per scoprire il potenziale del tuo archivio aziendale!</span></p>
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			</item>
		<item>
		<title>Analisi dei dati: per un business di successo non solo quantità, ma anche qualità</title>
		<link>https://dataz.it/data-quality-per-aziende/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jan 2025 17:08:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cloud solution]]></category>
		<category><![CDATA[data strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Data Quality è l’espressione che indica l’importanza di dati ben raccolti, accurati e accessibili. Indispensabili per un’azienda In Dataz analizziamo, anche grazie all’Intelligenza Artificiale, una quantità infinita di dati aziendali. Grazie alla data analysis, infatti, siamo in grado di fare previsioni, costruire campagne marketing, elaborare strategie e mettere in campo tutte le risorse necessarie per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Data Quality è l’espressione che indica l’importanza di dati ben raccolti, accurati e accessibili. Indispensabili per un’azienda</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Dataz analizziamo, anche grazie all’Intelligenza Artificiale, una quantità infinita di dati aziendali. Grazie alla data analysis, infatti, siamo in grado di fare previsioni, costruire campagne marketing, elaborare strategie e mettere in campo tutte le risorse necessarie per far decollare il business dei nostri clienti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma ad avere centrale importanza non è solo la quantità di dati a disposizione, bensì la loro qualità (Data Quality). Come si legge in questo interessante articolo di </span><a href="https://www.digital4.biz/marketing/big-data-e-analytics/l-importanza-della-qualita-dei-dati-nelle-analisi-aziendali/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Digital4biz</span></a><span style="font-weight: 400;">, oggi l’attenzione alla qualità è una delle attività più significative all’interno del grande panorama della Data management. E questo perché “le aziende generano oggi giorno un’enorme quantità di dati (Big Data) che, se correttamente gestiti e analizzati, rappresentano la bussola per decisioni informate sia di breve sia di lungo periodo”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I pilastri della qualità dei dati sono: accuratezza, completezza, coerenza, tempestività e accessibilità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dati non di qualità, infatti, oltre a rappresentare un grande costo economico inutile per un’azienda, hanno conseguenze negative sulla qualità delle decisioni aziendali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“La Data Quality – spiega l’autore dell’articolo &#8211; permette di ottenere informazioni accurate, affidabili e tempestive, supportando decisioni informate e migliorando l’efficienza operativa: in altre parole, è ciò che consente alle organizzazioni di diventare data-driven. I dati e gli analytics sono oggetto di attenzione da parte delle organizzazioni da anni, ma oggi, con la crescita esplosiva delle tecnologie AI, sono diventati un prerequisito fondamentale”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La scarsa qualità, infatti, spesso rappresenta il principale fattore limitante per l’adozione della GenAI. Non dovrebbe stupire che “la scarsa qualità dei dati costa alle organizzazioni almeno 12,9 milioni di dollari all’anno in media, secondo una ricerca di Gartner del 2020”. Allo stesso tempo, però, l’analista evidenzia che più della metà (59%) delle organizzazioni non misura la qualità dei dati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E la tua azienda? È in grado di raccogliere correttamente e sfruttare i propri dati? Conosci le potenzialità della data analysis? Scoprilo in una consulenza con il team di Dataz, <a href="https://dataz.it/contacts/">scrivici QUI</a></span></p>
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		<title>La nuova strategia di Nike per cambiare il suo approccio al marketing</title>
		<link>https://dataz.it/nike-nuova-strategia-brand/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 03 Dec 2024 17:03:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Growth]]></category>
		<category><![CDATA[MARKETING]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://dataz.it/?p=48995</guid>

					<description><![CDATA[Lo ha annunciato e lo sta facendo: Nike, brand mondiale dell’abbigliamento sportivo, cambia il suo approccio al marketing. E per il 2025 punta a una strategia molto più complessa focalizzata sulla costruzione del brand e meno sull’advertising. Secondo il CEO di Nike, è giunto il momento di ridurre i costi delle pubblicità e del traffico [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Lo ha annunciato e lo sta facendo: Nike, brand mondiale dell’abbigliamento sportivo, <strong>cambia il suo approccio al marketing.</strong> E per il 2025 punta a <strong>una strategia molto più complessa</strong> focalizzata sulla costruzione del brand e meno sull’advertising.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Secondo il CEO di Nike, è giunto il momento di ridurre i costi delle pubblicità e del traffico a pagamento per “</span><a href="https://www.intervista.it/marketing/nike-ripensa-la-strategia-di-marketing-meno-advertising-e-piu-brand-building/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">per aumentare le risorse verso una costruzione del marchio che possa andare a riportare maggior focus sul brand con una visione centrata sulla connessione tra Nike e sport</span></a><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un’idea che condividiamo pienamente. Occupandoci di marketing, sappiamo bene quanto la cosiddetta “<strong>Promotion</strong>” sia in realtà solo<strong> la punta dell’iceberg</strong> nel contesto più globale di una strategia che dovrebbe invece basarsi (anche) su altri pilastri, quali: <strong>placement, price e product</strong>. Solo così un’azienda può assicurarsi che il proprio prodotto o servizio abbia successo. E se lo fa Nike, che di certo non ha problemi di budget da investire in campagne advertising, la scelta dovrebbe far riflettere le imprese di tutte le dimensioni. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché quando si parla di marketing non si tratta mai di un solo tassello del puzzle. Non esiste il “pubblicizzo, dunque vendo”. </span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><br />
Il nostro metodo tiene da conto di tutte le P del marketing: <a href="https://dataz.it/contacts/">chiedici come! </a></p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Cosa può fare l&#8217;intelligenza artificiale generativa per le organizzazioni di vendita?</title>
		<link>https://dataz.it/intelligenza-artificiale-vendita/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Nov 2024 16:58:20 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://dataz.it/?p=48992</guid>

					<description><![CDATA[Per la metà degli italiani l’intelligenza artificiale è un mondo abbastanza sconosciuto, ma che allo stesso tempo attrae e fa paura. A dirlo è il quarto rapporto sull’Ai e l’impatto che sta avendo sulla società, curato da Ital Communications e Iisfa (Associazione italiana digital forensics), realizzata in collaborazione con l&#8217;Istituto Piepoli e l’Assocomunicatori. I sentimenti [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Per la metà degli italiani l’intelligenza artificiale è un mondo abbastanza sconosciuto, ma che allo stesso tempo attrae e fa paura. A dirlo è il quarto rapporto sull’Ai e l’impatto che sta avendo sulla società, curato da </span><b>Ital Communications e Iisfa (Associazione italiana digital forensics), realizzata in collaborazione con l&#8217;Istituto Piepoli e l’Assocomunicatori.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I sentimenti verso l’AI oscillano, </span><a href="https://www.corriere.it/economia/intelligenza-artificiale/24_luglio_24/gli-italiani-e-l-ai-uno-su-due-ammette-di-saperne-poco-la-paura-di-perdere-il-lavoro-e-la-voglia-di-usarla-5171d3c7-2d5b-4f40-a4c7-d7e0ee724xlk.shtml?refresh_ce" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">come spiega il Corriere della Sera</span></a><span style="font-weight: 400;">, tra ottimismo e paura di perdere il lavoro. “</span><b>La percezione immediata e spontanea oscilla in equilibrio tra ottimismo, oggettività e timore. In particolare: il 66% degli individui si dichiara molto o abbastanza ottimista sugli sviluppi futuri dell’Ai, mentre il 63% è fiducioso nei confronti di questi sistemi</b><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come rivela lo studio uno degli elementi determinanti nel giudizio verso l’AI è sicuramente il fattore generazionale. In particolare “il livello di ottimismo e fiducia verso questa tematica è direttamente proporzionale all’abbassarsi dell’età e viceversa.Il 37% degli intervistati ha un&#8217;impressione positiva, un altro 37% mantiene una visione neutrale, mentre il 21% esprime paura e diffidenza”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le percezioni variano a seconda del concetto che si ha dell’Intelligenza artificiale. Ad esempio, se il 35% degli italiani la associa all’area tecnologica, il 26% la considera il futuro e il 15% riconosce nel suo impiego vantaggi concreti come supporto al lavoro e alla vita quotidiana.</span></p>
<p><b>Lo scetticismo si manifesta nel 14% degli intervistati che esprime emozioni negative, mentre l&#8217;8% parla di paure legate all’AI, come quella di perdere il lavoro o scenari più apocalittici.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alla base dello scetticismo, però, non c’è solo il gap generazionale ma anche la scarsa conoscenza. Molti italiani ammettono di essere (in materia) degli autodidatti. “Uno su due dichiara di saperne qualcosa, solo il 6% di saperne molto. Uno su due ammette di saperne poco, il 6% di non saperne nulla.</span><b> I giovani ne sanno decisamente più degli adulti</b><span style="font-weight: 400;"> (62% chi dichiara avere conoscenze in materia tra i 18-34enni, rispetto al 36% degli over 54)”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono proprio gli over 54 i più in pensiero per gli scenari offerti dall’utilizzo dell’AI. Si va dalle preoccupazioni per la condizione lavorativa, alla perdita di controllo e di libertà personali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E le note positive? Molti italiani pensano che l’AI possa portare vantaggi alla nostra vita, un gruppo decisamente più trasversale tra le generazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è poi un dato importante: il 31% degli intervistati non usa l’Ai. “Sono soprattutto gli over 54enni a essere oggi più distanti (il 43%), anche se non totalmente fuori dal sistema. La metà degli attuali non users dichiara, tuttavia, la propria intenzione ad adoperare sistemi di Ai nel prossimo futuro. Tale propensione è trasversale, tra l’altro, in tutti i segmenti di età, adulti e senior compresi (53%)”.<br />
</span><br />
Leggi di più sull&#8217;Intelligenza artificiale: <a href="https://dataz.it/category/intelligenza-artificiale/">scopri i nostri articoli</a>.</p>
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		<title>L’importanza dell’ufficio stampa e delle Pr</title>
		<link>https://dataz.it/pr-importanza-ufficio-stampa/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Oct 2024 16:54:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[MARKETING]]></category>
		<category><![CDATA[Positioning]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://dataz.it/?p=48988</guid>

					<description><![CDATA[Se hai un’azienda, piccola o grande, ti sarai chiesto almeno una volta “come faccio a uscire sui giornali?”, “come si fa a far parlare i giornali della mia attività e del mio prodotto?”, “perché i miei competitor sono famosi anche sui media e io no?”.  La risposta a queste domande è semplice: perché non hai [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">Se hai un’azienda, piccola o grande, ti sarai chiesto almeno una volta “<strong>come faccio a uscire sui giornali?</strong>”, “come si fa a far parlare i giornali della mia attività e del mio prodotto?”, “perché i miei competitor sono famosi anche sui media e io no?”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La risposta a queste domande è semplice: perché non hai (ancora) un ufficio stampa. </span></p>
<p><b>A cosa serve l’ufficio stampa?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Te lo spieghiamo. L’obiettivo dell’ufficio stampa è far raccontare. Ovvero fare da tramite tra un&#8217;azienda, i protagonisti di una storia, un personaggio, un politico e così via, e le testate giornalistiche, affinché queste ne raccontino storia, vicenda, impegno in un settore, novità relative alle proprie attività e in generale qualunque notizia li riguardi. L&#8217;ufficio stampa, infine, rappresenta <strong>un supporto importante nelle attività di marketing</strong>. </span></p>
<p><b>Perché è così importante ottenere una pubblicazione su un giornale?</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Un articolo di giornale oltre a far conoscere quella realtà a migliaia di persone, svolge un ruolo essenziale: ne accresce l’autorità. Perché “se lo ha detto il giornale…” o “se lo leggi su un giornale”, allora è vero. I media sanciscono la bontà di una notizia, garantiscono che la storia di cui si parla è vera e danno prestigio ai protagonisti. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Perché un ufficio stampa sia efficace, il consiglio come sempre è affidarsi a professionisti. Solo giornalisti e addetti stampa di professione sapranno come mettervi in contatto con testate giornalistiche (tv, radio, web e carta stampata). Sapranno elaborare insieme a voi la giusta strategia comunicativa e le notizie da veicolare all’esterno e sapranno anche, in caso di notizie che potrebbero danneggiare la vostra reputazione, agire per limitare i danni e lavorare per ripristinare il tutto. </span></p>
<p><b>Attenzione!</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Non fidatevi mai di chi vi promette 10 uscite in 20 giorni o cose così. L’ufficio stampa è un lavoro svolto da professionisti, che richiede tempo e impegno. Ogni mese occorre, insieme al professionista, capire cosa si può comunicare e come. E soprattutto a chi.</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ci sono notizie da giornali locali e altre da testate nazionali, notizie destinate alle pagine di economia, altre a quelle di tecnologia. Se sei un ristorante devi comunicare ai giornali di food, se hai un brand di abiti a quelli di moda e così via.</span></p>
<p><a href="https://dataz.it/contacts/">Come coniugare PR e Performance? Contattaci</a> per scoprirlo!</p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Dalla Silicon Valley alla Valtellina, Liquid Factory e il progetto per nuovi unicorni in Italia</title>
		<link>https://dataz.it/liquid-factory-e-il-progetto-per-unicorni-in-italia/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 28 Sep 2024 13:56:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[dataz]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://dataz.it/?p=49062</guid>

					<description><![CDATA[California- Dolomiti, un viaggio di sola andata. Anche se si tratta, in realtà, di un ritorno. Un ritorno in patria, in Italia, per cercare “giovani con il fuoco dentro, la voglia di emergere e creare una startup che parta già con l’idea di scalare, che in pochi mesi sia in grado di candidarsi al programma [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><span style="font-weight: 400;">California- Dolomiti, un viaggio di sola andata. Anche se si tratta, in realtà, di un ritorno. Un ritorno in patria, in Italia, per cercare “giovani con il fuoco dentro, la voglia di emergere e creare una startup che parta già con l’idea di scalare, che in pochi mesi sia in grado di candidarsi al programma di Y Combinator, il più grande acceleratore del mondo”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il progetto di realizzare una startup che possa diventare il prossimo unicorno tutto italiano è di Fabrizio Capobianco, 53 anni, ingegnere informatico e serial entrepreneur. Un sognatore, sì ma anche un grande imprenditore e fondatore di due startup in Italia (Internet Graffiti e Stigma Online), e due in Silicon Valley (Funambol e TOK.tv). </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Questo nuovo sogno a cui dedicherà anima e corpo si chiama Liquid Factory ed è stato lanciato a settembre. La sede non è una “</span><i><span style="font-weight: 400;">city</span></i><span style="font-weight: 400;">” come Milano, ma la Valtellina. In pieno stile Capobianco, che ama le sfide e andare controcorrente. Dopo 23 anni trascorsi in Silicon Valley &#8211; si legge in un </span><a href="https://www.corriere.it/economia/start-up/24_ottobre_29/startup-dalla-silicon-valley-alla-valtellina-il-progetto-liquid-factory-per-creare-nuovi-unicorni-italiani-e136a619-6768-4157-9f20-248c66629xlk.shtml" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">articolo </span></a><span style="font-weight: 400;">sul Corriere della Sera &#8211; ha deciso di tornare in Valtellina, dove è nato e cresciuto. “Ho imparato che bisogna pensare in grande. Le società con la più alta capitalizzazione al mondo sono tecnologiche, e noi siamo indietro nell’AIe e nella robotica. Bisogna creare imprese che abbiano l’ambizione di crescere».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’idea di Capobianco è di selezionare quattro founder, per poi costituire quattro Srl innovative che riceveranno da Liquid Factory un investimento seed di 200mila euro, con una valutazione dell’azienda di un milione di euro. Si parte a gennaio. «L’obiettivo &#8211; spiega al Corriere &#8211; è farne entrare almeno una in un acceleratore della Silicon Valley». Poi aggiunge: «Su 16 startup che costruiremo in questi quattro anni ci basta che due o tre realizzino un’exit da 50 milioni di dollari. E una raggiunga lo status di unicorno, azienda del valore di un miliardo di euro».</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;"><br />
</span><span style="font-weight: 400;">Ma cosa significa investire nel nostro paese? Ha senso, dovendo scegliere, avere un’azienda in Italia o l’estero è sempre il luogo migliore per fare business?</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Anche i nostri founder Pio e Lorenzo Fiorito vengono da un’esperienza all’estero, in Portogallo, decisamente positiva. Ma hanno poi scelto di tornare in Italia, dove è nata Dataz. Ne hanno parlato qualche tempo fa al Fatto Quotidiano: </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">«<em>Cosa ha spinto nel 2019 i due fratelli a tornare e perché hanno scelto proprio il capoluogo lombardo? Qui arriva una risposta secca: i contatti. “Milano è una città frizzante, in cui se sei in procinto di creare qualcosa troverai sicuramente decine di persone interessate a conoscerti. Iniziare un business in una cultura che conosci, nella tua lingua e in un ambiente così dinamico ti dà sicuramente una spinta molto grande. Abbiamo riscoperto Milano come città del fare e ci ha conquistato”. </em></span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Una situazione opposta rispetto a quanto avvenuto durante il periodo universitario quando, appena arrivati dal Salento<em>, “ho toccato con mano il gap che esiste tra i ragazzi del Nord e quelli del Sud in termini di opportunità avute</em>”, ricorda Pio».</span></p>
<p>&nbsp;</p>
<p><span style="font-weight: 400;">Vuoi sapere di più della loro storia e della storia di Dataz? <a href="https://www.ilfattoquotidiano.it/2024/08/04/storia-di-lorenzo-e-pio-due-gemelli-dal-salento-a-lisbona-e-ritorno-oggi-a-milano-gestiscono-unimpresa-sul-digitale/7644392/" target="_blank" rel="noopener">Qui trovi l’articolo completo</a></span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
			</item>
		<item>
		<title>Un italiano su due sa poco di AI, eppure&#8230;</title>
		<link>https://dataz.it/un-italiano-su-due-sa-poco-di-ai-eppure/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Sep 2024 16:46:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
		<category><![CDATA[News]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://dataz.it/?p=48985</guid>

					<description><![CDATA[Un italiano su due sa poco di Ai, ha paura che possa togliere lavoro ma voglia di usarla Per la metà degli italiani l’intelligenza artificiale è un mondo abbastanza sconosciuto, ma che allo stesso tempo attrae e fa paura. A dirlo è il quarto rapporto sull’Ai e l’impatto che sta avendo sulla società, curato da [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Un italiano su due sa poco di Ai, ha paura che possa togliere lavoro ma voglia di usarla</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Per la metà degli italiani l’intelligenza artificiale è un mondo abbastanza sconosciuto, ma che allo stesso tempo attrae e fa paura. A dirlo è il quarto rapporto sull’Ai e l’impatto che sta avendo sulla società, curato da </span><b>Ital Communications e Iisfa (Associazione italiana digital forensics), realizzata in collaborazione con l&#8217;Istituto Piepoli e l’Assocomunicatori.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I sentimenti verso l’AI oscillano,<a href="https://www.corriere.it/economia/intelligenza-artificiale/24_luglio_24/gli-italiani-e-l-ai-uno-su-due-ammette-di-saperne-poco-la-paura-di-perdere-il-lavoro-e-la-voglia-di-usarla-5171d3c7-2d5b-4f40-a4c7-d7e0ee724xlk.shtml" target="_blank" rel="noopener"> come spiega il Corriere della Sera,</a> tra ottimismo e paura di perdere il lavoro. “</span><b>La percezione immediata e spontanea oscilla in equilibrio tra ottimismo, oggettività e timore. In particolare: il 66% degli individui si dichiara molto o abbastanza ottimista sugli sviluppi futuri dell’Ai, mentre il 63% è fiducioso nei confronti di questi sistemi</b><span style="font-weight: 400;">”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Come rivela lo studio uno degli elementi determinanti nel giudizio verso l’AI è sicuramente il fattore generazionale. In particolare “il livello di ottimismo e fiducia verso questa tematica è direttamente proporzionale all’abbassarsi dell’età e viceversa. Il 37% degli intervistati ha un&#8217;impressione positiva, un altro 37% mantiene una visione neutrale, mentre il 21% esprime paura e diffidenza”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Le percezioni variano a seconda del concetto che si ha dell’Intelligenza artificiale. Ad esempio, se il 35% degli italiani la associa all’area tecnologica, il 26% la considera il futuro e il 15% riconosce nel suo impiego vantaggi concreti come supporto al lavoro e alla vita quotidiana.</span></p>
<p><b>Lo scetticismo si manifesta nel 14% degli intervistati che esprime emozioni negative, mentre l&#8217;8% parla di paure legate all’AI, come quella di perdere il lavoro o scenari più apocalittici.</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Alla base dello scetticismo, però, non c’è solo il gap generazionale ma anche la scarsa conoscenza. Molti italiani ammettono di essere (in materia) degli autodidatti. “Uno su due dichiara di saperne qualcosa, solo il 6% di saperne molto. Uno su due ammette di saperne poco, il 6% di non saperne nulla.</span><b> I giovani ne sanno decisamente più degli adulti</b><span style="font-weight: 400;"> (62% chi dichiara avere conoscenze in materia tra i 18-34enni, rispetto al 36% degli over 54)”. </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Sono proprio gli over 54 i più in pensiero per gli scenari offerti dall’utilizzo dell’AI. Si va dalle preoccupazioni per la condizione lavorativa, alla perdita di controllo e di libertà personali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E le note positive? Molti italiani pensano che l’AI possa portare vantaggi alla nostra vita, un gruppo decisamente più trasversale tra le generazioni.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">C’è poi un dato importante: il 31% degli intervistati non usa l’Ai. “Sono soprattutto gli over 54enni a essere oggi più distanti (il 43%), anche se non totalmente fuori dal sistema. La metà degli attuali non users dichiara, tuttavia, la propria intenzione ad adoperare sistemi di Ai nel prossimo futuro. Tale propensione è trasversale, tra l’altro, in tutti i segmenti di età, adulti e senior compresi (53%)”.</span></p>
]]></content:encoded>
					
		
		
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