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	<title>data strategy &#8211; Dataz</title>
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	<description>From data to ROI</description>
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		<title>Meno della metà dei dati è al sicuro. Rischiamo di perdere milioni di informazioni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Feb 2025 15:11:58 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[data strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Cloud solution]]></category>
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					<description><![CDATA[Un papiro è per sempre, un archivio digitale (forse) no. Cosa possiamo imparare dal settore accademico?  Il nostro patrimonio accademico e librario è a rischio. Solo nel 2017, il servizio di archiviazione Lockss ha registrato la perdita di oltre 50mila paper. Per rendere meglio l’idea è come se un’intera biblioteca fosse stata distrutta da un [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Un papiro è per sempre, un archivio digitale (forse) no. Cosa possiamo imparare dal settore accademico? </b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il nostro patrimonio accademico e librario è a rischio. Solo nel 2017, il servizio di archiviazione Lockss ha registrato la perdita di oltre 50mila paper. Per rendere meglio l’idea è come se un’intera biblioteca fosse stata distrutta da un incendio. Un danno irreversibile.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">L’allarme è reale. Come spiega bene </span><span style="font-weight: 400;">Gianluca Dotti</span><span style="font-weight: 400;"> sul </span><a href="https://24plus.ilsole24ore.com/art/corsa-contro-tempo-salvare-sapere-digitale-AGL0s1eC" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Sole24Ore</span></a><span style="font-weight: 400;">, nel suo racconto su come – paradossalmente – i supporti digitali rispetto a quelli “antichi” siano talvolta meno sicuri. Questo perché, come conferma l’International Association of Scientific, Technical and Medical Publishers, “solo il 44% delle pubblicazioni accademiche digitali è archiviato in modo sicuro”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>La vulnerabilità degli archivi è un problema molto serio e in parte sottovalutato</strong>. Le conseguenze, però, sono più che tangibili: potremmo perdere un patrimonio frutto di decenni di conoscenza, ricerca, studio.  </span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“<em>I dati</em> – si legge nell’articolo &#8211; <em>mostrano che il 13% degli articoli pubblicati su riviste scientifiche chiuse tra il 2000 e il 2015 non è più reperibile. E il rischio è amplificato dall’obsolescenza tecnologica: formati digitali diventano rapidamente incompatibili con i nuovi sistemi, rendendo impossibile l’accesso ai contenuti</em>”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Al contrario dei file digitali, invece, i documenti stampati resistono per secoli. Quelli digitali, in particolare, come spiega Marco Leona, responsabile della ricerca scientifica al Metropolitan Museum of Art (Met) di New York, necessitano di un costante trasferimento e aggiornamento.  Insomma un papiro è per sempre una chiavetta USB forse no.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><strong>Il tema dell’obsolescenza dei supporti archivistici va affrontato con grande impegno e serietà in ogni ambito</strong>. Perché “<em>rischiamo di arrivare all’assurdo: se da un lato possiamo leggere manoscritti medievali, dall’altro rischiamo di perdere per sempre informazioni contenute in floppy disk degli anni Novanta</em>”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“<em>La digitalizzazione</em> – aggiunge Dotti &#8211; <em>ha comunque offerto enormi vantaggi, velocizzando la diffusione delle pubblicazioni scientifiche: oggi il 90% delle riviste è solo digitale, consentendo ai ricercatori di accedere a migliaia di articoli in pochi secondi. Tuttavia, questa transizione ha reso la conservazione un problema sempre più urgente da affrontare. In assenza di misure adeguate, gli archivi digitali potrebbero diventare una fragile illusione, un castello di sabbia destinato a sgretolarsi nel tempo, o al primo hackeraggio</em>”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Il problema non riguarda solo le università o le biblioteche ma anche aziende, tribunali, archivi di stato, enti pubblici, studi notarili, studi legali e così via. Molte istituzioni accademiche stanno cercando di risolvere la questione attraverso collaborazioni internazionali “<em>per creare archivi digitali ridondanti, in modo da evitare che la perdita di una piattaforma comprometta l’accesso globale alla conoscenza</em>”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma «<em>se le pubblicazioni digitali non vengono preservate adeguatamente, rischiamo di perdere collegamenti cruciali nella documentazione accademica, compromettendo la capacità di verificare e costruire sulla ricerca esistente: un disastro per la comunità scientifica globale. Il panorama è reso ancora più critico dall’aumento della frequenza di violazioni informatiche nel mondo accademico</em>».</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;"><a href="info@dataz.it">Contattaci</a> per scoprire il potenziale del tuo archivio aziendale!</span></p>
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		<title>Analisi dei dati: per un business di successo non solo quantità, ma anche qualità</title>
		<link>https://dataz.it/data-quality-per-aziende/</link>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 12 Jan 2025 17:08:18 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cloud solution]]></category>
		<category><![CDATA[data strategy]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza Artificiale]]></category>
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					<description><![CDATA[Data Quality è l’espressione che indica l’importanza di dati ben raccolti, accurati e accessibili. Indispensabili per un’azienda In Dataz analizziamo, anche grazie all’Intelligenza Artificiale, una quantità infinita di dati aziendali. Grazie alla data analysis, infatti, siamo in grado di fare previsioni, costruire campagne marketing, elaborare strategie e mettere in campo tutte le risorse necessarie per [&#8230;]]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><b>Data Quality è l’espressione che indica l’importanza di dati ben raccolti, accurati e accessibili. Indispensabili per un’azienda</b></p>
<p><span style="font-weight: 400;">In Dataz analizziamo, anche grazie all’Intelligenza Artificiale, una quantità infinita di dati aziendali. Grazie alla data analysis, infatti, siamo in grado di fare previsioni, costruire campagne marketing, elaborare strategie e mettere in campo tutte le risorse necessarie per far decollare il business dei nostri clienti.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Ma ad avere centrale importanza non è solo la quantità di dati a disposizione, bensì la loro qualità (Data Quality). Come si legge in questo interessante articolo di </span><a href="https://www.digital4.biz/marketing/big-data-e-analytics/l-importanza-della-qualita-dei-dati-nelle-analisi-aziendali/" target="_blank" rel="noopener"><span style="font-weight: 400;">Digital4biz</span></a><span style="font-weight: 400;">, oggi l’attenzione alla qualità è una delle attività più significative all’interno del grande panorama della Data management. E questo perché “le aziende generano oggi giorno un’enorme quantità di dati (Big Data) che, se correttamente gestiti e analizzati, rappresentano la bussola per decisioni informate sia di breve sia di lungo periodo”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">I pilastri della qualità dei dati sono: accuratezza, completezza, coerenza, tempestività e accessibilità.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">Dati non di qualità, infatti, oltre a rappresentare un grande costo economico inutile per un’azienda, hanno conseguenze negative sulla qualità delle decisioni aziendali.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">“La Data Quality – spiega l’autore dell’articolo &#8211; permette di ottenere informazioni accurate, affidabili e tempestive, supportando decisioni informate e migliorando l’efficienza operativa: in altre parole, è ciò che consente alle organizzazioni di diventare data-driven. I dati e gli analytics sono oggetto di attenzione da parte delle organizzazioni da anni, ma oggi, con la crescita esplosiva delle tecnologie AI, sono diventati un prerequisito fondamentale”.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">La scarsa qualità, infatti, spesso rappresenta il principale fattore limitante per l’adozione della GenAI. Non dovrebbe stupire che “la scarsa qualità dei dati costa alle organizzazioni almeno 12,9 milioni di dollari all’anno in media, secondo una ricerca di Gartner del 2020”. Allo stesso tempo, però, l’analista evidenzia che più della metà (59%) delle organizzazioni non misura la qualità dei dati.</span></p>
<p><span style="font-weight: 400;">E la tua azienda? È in grado di raccogliere correttamente e sfruttare i propri dati? Conosci le potenzialità della data analysis? Scoprilo in una consulenza con il team di Dataz, <a href="https://dataz.it/contacts/">scrivici QUI</a></span></p>
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